Risponde del reato di furto e non quello di appropriazione di cosa smarrita (depenalizzato dal D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7) la persona che si impossessi di un telefono cellulare altrui oggetto di smarrimento, in quanto trattasi di un bene "che conserva anche in tal caso chiari segni del legittimo possessore altrui e, in particolare, il codice IMEI stampato nel vano batteria dell'apparecchio".
Di conseguenza, "risponde del reato di ricettazione l'imputato, che, trovato nella disponibilità di refurtiva di qualsiasi natura, e quindi anche di telefoni cellulari, in assenza di elementi probatori indicativi della riconducibilità del possesso alla commissione del furto, non fornisca una spiegazione attendibile dell'origine del possesso".
Questi i principi esposti dalla Corte di Cassazione, Sez. 2 Penale, nella sentenza n. 29627 del 28 maggio 2019.