La Consulta conferma la decisione dalle sezioni unite della Corte di cassazione: non e` sufficiente chiudere l’attivita` per mettere una pietra sui rapporti giuridici pendenti. Dopo le sezioni unite della Cassazione, anche la Corte costituzionale si e` pronunciata in merito agli effetti da attribuirsi, dopo la riforma del diritto societario, alla cancellazione della societa` dal registro delle imprese. La Consulta, con l’ordinanza 198 del 17 luglio, ha, infatti, dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimita` costituzionale degli articoli 2495 del codice civile e 328 del cpc nella parte in cui non prevedono che, in caso di cancellazione della societa` dal registro delle imprese in pendenza di un contenzioso, “il processo prosegua o sia proseguito nei gradi di impugnazione da o nei confronti della societa` cancellata sino alla formazione del giudicato”. Tale mancanza, unitamente all’impossibilita` di individuare un successore nel processo in caso di estinzione della societa`, comporterebbe per il giudice rimettente la violazione di numerosi parametri costituzionali compreso, tra gli altri, il diritto di difesa. Per il giudice delle leggi, invece, la questione e` inammissibile, in quanto la tenuta costituzionale del sistema e` garantita in via interpretativa riconducendo la fattispecie, come gia` prospettato dalla Corte di cassazione, a un fenomeno di tipo successorio, sia pure sui generis, per cui alla societa` succedono i soci. L’estinzione della societa` cancellata dal registro in pendenza di giudizio determina, quindi, un evento interruttivo del processo ai sensi dell’articolo 299 cpc, con possibilita` di prosecuzione o riassunzione del medesimo giudizio da parte o nei confronti dei soci ex articolo 110 cpc.