Con l’ordinanza n. 29875 del 30.12.2020 la Cassazione ribadisce l’illegittimità dell’avviso di accertamento notificato prima che sia decorsi 60 giorni dall’accesso in azienda.
La ricorrente censura la sentenza della CTR per violazione e falsa applicazione dellchr("\1")art. 12 c. 7 della L. n. 212 del 2000 (c.d. "statuto dei diritti del contribuente") nonché per violazione degli artt. 21 septies ed octies della L. n. 241 del 1990, in relazione tutti allchr("\1")art. 360 c. 1 n. 3 c.p.c. per avere la CTR erroneamente ritenuto valido lchr("\1")avviso di accertamento, ancorché notificato alla contribuente prima del termine di giorni 60 dallchr("\1")esecuzione dellchr("\1")accesso presso la stessa da parte di personale dellchr("\1")Amministrazione Finanziaria.
La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo fondato in quanto anche recentemente ha statuito (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 701 del 15/01/2019; Sez. 5, Sentenza n. 22644 del 11/09/2019) che proprio in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, lchr("\1")art. 12, comma 7, della I. n. 212 del 2000 (cd. Statuto del contribuente), nelle ipotesi di accesso, ispezione o verifica nei locali destinati allchr("\1")esercizio dellchr("\1")attività, opera una valutazione "ex ante" in merito alla necessità del rispetto del contraddittorio endoprocedimentale, sanzionando con la nullità lchr("\1")atto impositivo emesso "ante tempus", anche nellchr("\1")ipotesi di tributi "armonizzati", senza che, pertanto, ai fini della relativa declaratoria debba essere effettuata la
prova di "resistenza", invece necessaria, per i soli tributi "armonizzati", ove la normativa interna non preveda lchr("\1")obbligo del contraddittorio con
il contribuente nella fase amministrativa (ad es., nel caso di accertamenti cd. a tavolino), ipotesi nelle quali il giudice tributario è tenuto ad effettuare una concreta valutazione "ex post" sul rispetto del contraddittorio.
 
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